Storie di montagna

Walter Bonatti: le imprese dell'alpinista e il rifugio in Val Ferret

Dal Dru in solitaria nel 1955 alla nord del Cervino d'inverno nel 1965: chi era Walter Bonatti e perché sopra Courmayeur c'è un rifugio che porta il suo nome.

Redazione Guiddy · · 5 min di lettura

Un lago glaciale color turchese fra pietraie e alberi, sotto le cime rocciose e i ghiacciai del massiccio del Monte Bianco in una giornata di sole

Il 22 febbraio 1965, nel primo pomeriggio, un uomo solo esce dalla parete nord del Cervino e mette piede in vetta. Ha passato più notti appeso alla roccia, a decine di gradi sotto zero. In cima trova due guide che stanno raddrizzando la croce, piegata da una bufera qualche notte prima.

Quell'uomo è Walter Bonatti e ha appena aperto da solo, in pieno inverno, una via diretta sulla nord del Cervino, proprio cent'anni dopo la prima salita della montagna. È la sua ultima grande salita: subito dopo lascia l'alpinismo estremo e comincia un'altra vita. Ma per chi cammina in montagna la sua storia ha anche un indirizzo preciso: un rifugio in Val Ferret, sopra Courmayeur, con le Grandes Jorasses davanti.

Da Bergamo alla Grignetta

Walter Bonatti nasce a Bergamo nel 1930. Come tanti ragazzi lombardi impara ad arrampicare sulle Grigne, sopra Lecco: una delle sue prime salite, nell'agosto del 1948, è il Campaniletto, in Grignetta. Se ci sei passato sotto con lo zaino in spalla, hai camminato dove ha cominciato lui.

Tre anni dopo è già sul Monte Bianco. Nel 1951, con Luciano Ghigo, sale per primo la parete est del Grand Capucin, una torre di roccia del massiccio. Da lì in poi il massiccio del Bianco diventa casa sua.

Le salite che lo hanno reso leggenda

Quattro date bastano per capire chi era.

  • 1955, il Dru. Sei giorni da solo sul pilastro sud-ovest del Petit Dru, sopra Chamonix. A un certo punto si trova davanti una placca liscia, senza appigli: annoda cordini e moschettoni come un lazo, lo lancia, lo aggancia a uno spuntone e passa dall'altra parte appeso alla corda. Più ingegno che forza.
  • 1958, il Gasherbrum IV. In Karakorum, con Carlo Mauri, è il primo a salire questa montagna a cui mancano poche decine di metri per arrivare a 8.000. Senza bombole d'ossigeno.
  • 1964, le Grandes Jorasses. Sale lo sperone Whymper, sulla parete nord che guarda la Francia.
  • 1965, il Cervino. La direttissima sulla nord, da solo e d'inverno. Il primo tentativo, il 10 febbraio con alcuni compagni, finisce con una ritirata per la bufera. Lui torna giù, aspetta e riparte da solo. Dopo quella salita riceve la Medaglia d'oro della Presidenza della Repubblica.

C'è una cosa che resta, anche per chi non arrampicherà mai: saper tornare indietro quando la montagna dice di no, e saper ripartire quando è il momento giusto.

Il K2 del 1954, in poche righe

Nel 1954 Bonatti fa parte della spedizione italiana al K2 guidata da Ardito Desio. Il giorno prima della vetta porta in quota, insieme ad Amir Mahdi, le bombole d'ossigeno per la cordata di punta. Non trovano la tenda dei compagni nel punto stabilito e passano la notte all'aperto, a circa 8.100 metri, senza tenda e senza sacco a pelo. Il giorno dopo Achille Compagnoni e Lino Lacedelli arrivano in cima con quelle bombole.

Per decenni il racconto ufficiale è stato un altro. Molti anni dopo una relazione voluta dal CAI ha confermato la versione di Bonatti, e nel 2008 il Club Alpino Italiano ha riconosciuto ufficialmente il suo ruolo decisivo nella conquista della vetta.

Poi il mondo, con la macchina fotografica

Dopo il Cervino, Bonatti cambia strada: diventa fotografo e reporter di viaggio per il settimanale Epoca. Racconta l'Africa, il Sud America, l'Asia, la Patagonia e l'Antartide, con lo stesso sguardo curioso che aveva in parete. Scrive libri sulle sue salite e sui suoi viaggi, e muore a Roma nel 2011.

Il rifugio che porta il suo nome

In Val Ferret, a 2.025 metri, c'è il Rifugio Walter Bonatti. I lavori sono cominciati nel luglio del 1996 e l'inaugurazione è stata il 1° agosto 1998, con lui presente: è stato il primo rifugio in Italia dedicato a Bonatti. Nei primi anni c'era perfino uno spazio riservato a lui, dove si fermava quando passava da quelle parti.

Il rifugio sta su un balcone proprio davanti al Monte Bianco: di fronte hai le Grandes Jorasses, il Dente del Gigante, l'Aiguille de Triolet e il Mont Dolent. È una tappa del Tour du Mont Blanc, e arrivarci a piedi è il modo più semplice per guardare da vicino le montagne di cui abbiamo parlato.

Vieni in Val Ferret con i Guidders

Con i Guidders ci saliamo in giornata con la nostra uscita Val Ferret: ai piedi del Monte Bianco fino al Rifugio Bonatti. Si cammina nel fondovalle fino al bivio di Lavachey e da lì si sale al rifugio: sono 15 chilometri e 600 metri di salita, circa cinque ore di cammino, livello Intermedio, su un sentiero ben tracciato. Sulla via del ritorno ci si ferma a pranzo al ristoro di Lavachey, e anche il cane è il benvenuto.

Se invece vuoi vedere l'alba sul Monte Bianco, c'è la notte al Bivacco Pascal, a 2.920 metri: due giorni, 1.470 metri di salita e livello Difficile, per chi ha già gamba. E se le storie di Bonatti ti fanno venire voglia di salire più in alto, con la guida alpina, guarda le nostre uscite di alta quota.

Apri la scheda, attiva l'avviso e tieniti libero un giorno della prossima estate: le Grandes Jorasses viste dal Rifugio Bonatti valgono tutta la salita, soprattutto in compagnia di altri Guidders.

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